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Uno sguardo da nessun luogo

Uno sguardo da nessun luogo di Thomas Nagel è un testo (composto da una serie di interventi e realizzazioni parziali, riviste e infine rifuse), che abbraccia una vasta serie di questioni filosofiche – si potrebbe quasi definire un “compendio” filosofico, all´interno del quale l´Autore presenta il proprio pensiero e quello dei suoi principali interlocutori/oppositori, quasi sempre “pescati” all´interno del panorama della filosofia anglosassone contemporanea.
La tesi di fondo, che attraversa come l´ordito la trama del testo, va ricercata nell´espressione, che ad esso dà il titolo: lo “sguardo da nessun luogo” infatti sintetizza l´atteggiamento difeso da Nagel, e che a suo modo di vedere segna in maniera inevitabile e spesso (irresolubilmente) contraddittoria la vita umana: la capacità cioè di porsi da due punti di vista diametralmente opposti: quello individuale, personale, soggettivo, al quale le cose (sia dell´ambito gnoseologico quanto di quello morale) appaiono in una maniera – che risulta rovesciata –, allorché si assuma il punto di vista “oggettivo”, impersonale appunto, che non assume nessuna prospettiva particolare come luogo di riferimento.

Le questioni poste dall´Autore rimangono pressoché irrisolte: nel campo della conoscenza Nagel sembra propendere per uno scetticismo “moderato” (che valorizza la possibilità di un´apprensione delle cose non mai completamente al riparo dal dubbio scettico, almeno allo stato attuale del sapere), che si riverbera anche in ambito etico, dove si cerca di accedere ad un difficile equilibrio tra vita “morale” e vita “buona”, considerate come realtà distinte eppure complementari, onde materializzare la possibilità di un´esistenza attenta tanto a se stessa quanto ai bisogni ed alle esigenze degli altri.
Con lo stesso spirito Nagel affronta anche – nell´ultimo capitolo – il tema della morte e del senso della vita; la sua conclusione riassume forse con la maggiore trasparenza l´insieme del suo pensiero: di fronte all´insanabile contrasto del valore infinito (che ogni vita ha di fronte a se stessa) e contemporaneamente della sua assoluta nullità – nel quadro immenso del divenire dell´universo –, l´Autore, come si diceva estraneo e a soluzioni facili ed “a buon mercato”, invita non al deprezzamento di sé e della propria esistenza, ma ad una moderazione, ad una mansuetudine complessiva; questo sì gli pare quell´indispensabile criterio di ragionevolezza, da tenere sempre presente in mezzo alle difficili e tempestose onde della vita di ciascuno.

ndcatania@gmail.com

 


Autore: Nicola D. Catania

Data: 26 settembre 2009

Tipologia: Cultura

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